Tuona

Tuona,

la luce va via, i lampioni si staccano

Passo svelto con gli anfibi che bucano violentemente l'acqua nelle pozzanghere 

il piede è asciutto a differenza del giubbotto di pelle.

I suoi tagli lasciano penetrare l'acqua e assorbono come una spugna, fracido

come la mia testa rasata a zero, esposta così che il mio cervello sia esposto al freddo dell'inverno

che i miei pensieri ghiaccino e non surriscaldano la calotta cranica 

o peggio mi bucano l'encefalo nel sonno come spilli.

Torno a casa

Mi serro in camera, la mia tana

Radici di liquirizia, Red bull, sbarra da trazioni

Prendo il quaderno e inizio a scrivere, la mente è piena, la mano non si muove, dall' inchiostro non si genera nulla

nulla uscirà da qui

bloccato,

atrofizzato

Se fossi nel'ottocento il foglio si macchierebbe di inchiostro, come sudore freddo che scende dalle tempie e cade su di esso, bucandolo

Tensione,

riflessioni

"Un ti fá paranoie" (non farti paranoie)

Dette da un amico qualche sera fa queste parole mi tornano alla mente 

Parole semplici dette con leggerezza, le corde vocali le hanno prodotte senza processarle 

Un pensiero senza codice arriva dritto nella mia ghiandola pineale

la buca

Distrugge le mie autoconvinzioni paranoiche date da un iperattività cerebrale nevrotica e insonne.

I ROS entreranno in casa mia quando sarà troppo tardi

scomparso da un pezzo

barba lunga, coordinate

incognita

Un' accetta sullo sporco pavimento, bolletta della luce e del gas da pagare, la sbarra sempre lì al muro piena di polvere

E ovunque sarò

i pensieri ricresceranno come piante infestanti di cui non ti libererai mai nonostante i litri di candeggina.



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