Estetica della guerra

 

La natura non è meritocratica, è piramidale

Il bello sovrastata il brutto, accoppiandosi porta avanti la specie, il più forte sopraffae il debole, si ciba delle sue carni

Il mondo umano è anarchia maligna

cane mangia cane

la carne si consuma finché non arriva all'osso. L'osso si spezza, non regge le libbre di pressione del morso

I denti si scheggiano ma tagliano ancora, dilaniano la carne mentre il sangue zampilla dalla carotide.

L'aggressione è brutale, colpi di machete sulla vittima, un colpo deciso tra il collo e la spalla rompe la clavicola

Cadono in centinaia sotto i colpi della mitraglia

La lancia penetra il cuore pulsante, trafigge la cotta di maglia. Il duello nel cerchio di umani giunge al termine, l'eroe muore con onore sotto gli occhi increduli della folla.

Il debole teme ciò che il forte desidera.

L'umano è schiavo dell'estetica del bello, della simmetria

Geometria sacra

Eccitato da ciò che produce caos. 

Adrenalina, centauromachia

Morbosamente attratto da ciò che crea morte e distruzione

Fiamme, acciaio, fuoco di mortaio, una cavalleria in carica

Passo dell'oca, anfibi come tamburi in marcia per qualcosa di più grande

Estetica della guerra.

L'uomo affila la propria spada pronto all'esecuzione brutale, non c'è esitazione nel cuore di chi arde, non c'è sicurezza nel cuore di chi striscia

L'ascia e lo scudo

Gli dei si vergogneranno di questo popolo obeso e pigro che ingurgita merda e produce decadenza

Bolgia senza Dio

Niente più arte, niente più grandezza, l'uomo non cerca più il cielo per toccare Dio ma si rassegna al divano toccando il fondo della vita misera.

Pornografia, Coca-Cola, maxi schermo da cento venti pollici, Netflix. Panem et Circenses

La degenerazione prende il nome di una multinazionale.

I nostri avi si vergognerebbero, ai posteri, se mai c'è ne saranno, il giudizio ultimo; rinnegheranno i loro padri.

Fa sì che gli dei non si vergognino di noi, pugno di uomini che osano

È guerra contro la mediocrità, contro la miseria, contro una vita passata ad aspettare la morte.

Non omologarti alla miseria, sputa in faccia a questa configurazione che ti propone la società, hanno bisogno di consumatori, di colletti bianchi, di uomini e donne miopi da allevare in città alveari disumane.

Non essere batteria per questo sistema marcio che consuma il pianeta, consuma lo spirito umano e cavalca un cavallo nero con una bilancia in mano

Sii ribelle promulga la guerra contro questa merda

Armati di libri e di armi da fuoco

Scolpisci la tua mente come uno scultore la pietra, fortifica il tuo corpo, Aghogè

L'amore ti rende più umano, il freddo ti rende più forte

Non spezzarti come un ramo secco alle raffiche di vento del conformismo. Non lasciare che il consumismo inghiotta la tua individualità, il tuo animo guerriero, che ti corrompa come un serpente sa fare

Reclama la morte, esulta alla grandezza, la pena fa più paura della guerra

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