Risentimenti
Gli occhi sono bui, nero pece, così scuri da non far notare la dilatazione delle pupille quando il mio corpo è pieno di cocaina o, se mai lo sarò, innamorato.
Spettri condannati ad amare e odiare se stessi, vagare in lande desolate, città densamente popolate ma infinitamente vuote.
Posti lugubri, umidi, cantine, sottopassaggi, lì dove ragazzi persi siedono tra spazzatura e siringhe, con un laccio emostatico al braccio, la bava alla bocca e sogni morti da anni spenti dalle dipendenze.
Ho delle tue foto in galleria che non elimino, qualche livido dalla scorso sabato, un altro con la testa aperta;
Le nostre chat sono in sospeso da un'anno e la tua immagine di profilo, che ogni tanto guardo, mi ricorda che c'era qualcosa a cui tenevo, qualcosa a cui aggrapparsi.
Non c'è notte che passiamo senza incubi, tra lenzuola che si inzuppano di sudore e sangue che esce da ferite nuove, il mondo onirico ci sputa in faccia tutti i nostri rimpianti, l'inconscio ci prende per il culo ogni giorno fino a farci temere il momento di dormire.
Guardo le mie mani per sapere se sono cosciente, le mie labbra bianche rappresentano la morte, le tue, piene di piccoli tagli dei morsi, l'amore; Eros e Thanatos.
L'amore è un mix di liquidi: sangue, lacrime e sperma.
Un'altra notte che passo con la faccia illuminata dallo schermo del telefono, la luce blu mi scava solchi neri sotto gli occhi, nel mentre scrivo cazzate per placare la psicosi che mi prende a pugni la porta nelle ore notturne di sonno più profondo.
Un grido squarcia la notte, un bastardo apre il fuoco contro sua moglie al piano di sopra, sono le tre di notte, i pischelli sono ancora giù sulle panchine del parco che bevono; Forgiati da rap truce, vodka liscia nei parchetti , nocche aperte da dover nascondere a scuola e cicatrici sul sopracciglio gentilmente offerte dal ferro duro della cintura.
I graffi di lei sulla schiena, le giustifiche ai miei per l'occhio nero e intanto il mio migliore amico cade nell'abisso della paranoia che spegne momentaneamente con un sovradosaggio di Alprazolam.
Quest'altra neanche mi parla più, dice che non so comportarmi, che c'ho il complesso del messia, dice che che sono un egocentrico narcisista del cazzo.
Ho sferrato un pugno sulla mascella ad un suo amico durante l'ultima festa, dopo quattro notti in bianco la realtà sfuma, con un lutto che ancora pesa, mi schiaccia la cervicale, come portassi sacchi di cemento ed essermi scopato la persona a cui più tenevo che non vuole vedermi mai più, mi schifa.
L'occhio è vitreo, il tremore delle mani non si ferma, i sensi di colpa come un cancro ti mangiano dall'interno, prendono la colonna vertebrale e la spezzano.
Vorrei prendermi a pugni, chiedere scusa a tanti, mandare a fanculo tutte quelle idee che mi hanno consumato le energie per anni.
Quei bastardi telepati mi leggevano nella mente, quei tatuaggi sulla schiena e sulle braccia, la scritta in cirillico che usciva dalla canottiera Manto recitava Кровь и смерть sul petto del bastardo più grosso, il coltello a scatto passato sottobanco e il colletto bianco che si sporca di sangue.
Preferiremmo essere sereni, avere un senso, addormentarci con qualcuno accanto e piangere come stronzi dopo aver scopato ma ora non ci riesco, mi sento congelato; l'aria fredda di stanotte mi ghiaccia le ciglia e rende le mie mani bianche, la combustione della sigaretta illumina la mia faccia sotto lo spesso cappuccio.
Ho una semiautomatica calibro 9 carica da puntarmi contro, un canne mozze sotto il cuscino va a nozze con le mie paranoie, scotch nero isolante sulla camera interna del PC, una bottiglia vuota di Sambuca nel cestino della spazzatura e quanti giorni ancora dovrò passare solo con tutti sti bastardi che mi prendono per il culo?
Scontiamo le nostre pene dietro sbarre mentali e paranoie di polvere.
Siamo bloccati nella materia che ci incolla al terreno.
Il fantasma dell'opera suona il piano nel mio salotto e io riesco ad addormentarmi, con gli occhi stanchi incrostati dalla stanchezza.
Ogni giorno in più un motivo in più per maledirci, uno in meno per amarci, pezzi di vetro conficcati nelle mani, tra tendini e cartilagine, sulle dita scorrono ruscelli di sangue e gocciolano sulla testiera, a furia di sputare il mio riflesso, mi sono cancellato la faccia, dimenticato la mia immagine, frammentata nell'anticamera del cervello.
Per fortuna è sparita per sempre.
Speriamo nel perdono dei poveri stronzi che abbiamo deluso e tradito; quello che non avremo mai è il perdono di noi stessi per le occasioni perse autosabotandoci, molossi cibati di cazzate per anni, sazi e incatenati a stupide autoconvinzioni.
Fanculo al quotidiano, abbracciamo il divenire;
Inginocchiamoci davanti alla sorte, con una spada tra le mani e il capo chino.
E tu guardami con gli stessi occhi di prima anche quando vedrai il peggio di me, accoglilo e poi buttalo come fosse spazzatura, una falla nel sistema, una porta d'accesso per il mio inferno personale.
Porterò con me tutto lo schifo, strafatto di ecstasy fisso il suolo del marciapiede dal sesto piano e saluto questa dimensione.
Un saluto a voi tutti con amore.

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